Caratteristiche idrogeologiche

Per quanto attiene l’idrogeologia dell’area in studio è da rilevare che le formazioni presenti hanno caratteristiche di permeabilità sostanzialmente differenti.

Sono permeabili per porosità le sabbie limoso-argillose ed i limi argillosi i quali presentano frequentemente valori del coefficiente di permeabilità K compresi tra 10-4 e 10-5  cm/sec e che quindi sono da considerarsi come litotipi a basso grado di permeabilità.

Le argille sottostanti, invece, sono sostanzialmente impermeabili (K = 10-7  cm/sec) anche se molto spesso sono dotate di permeabilità secondaria dovuta alla presenza di una fitta rete di fessure.

La permeabilità per porosità, pur con grado variabile localmente in relazione all’assortimento granulometrico ed al grado di diagenesi del sedimento, è tipica anche degli ammassi calcarenitici.

Nell’ambito di queste ultime litofacies i terreni di età plio-pleistocenica vanno distinti da quelli di età miocenica. Nei depositi plio-pleistocenici fossiliferi, a struttura estremamente porosa e grana media-grossolana, il grado di permeabilità può ritenersi nel complesso discreto poichè il relativo coefficiente di permeabilità, quando la roccia è intatta, si aggira intorno a valori tra 10 -3 e 10-4  cm/sec. Misure eseguite, però, nelle calcareniti affioranti ad ovest dell’abitato (Masseria Astore) hanno dato per K valori prossimi a 4×10-2  cm/sec. La maggiore permeabilità del banco calcarenitico rispetto alla permeabilità media della formazione, in questo caso, è da addebitare alla scarsa diagenesi che il suddetto banco ha subito.

La permeabilità delle litofacies mioceniche, in special modo quella della tipica “Pietra leccese”, risulta, per contro, pressoché nulla o estremamente ridotta per via di un non trascurabile contenuto argilloso e un più elevato grado di diagenesi. Pur tuttavia, la struttura arenaceo-sabbiosa che contraddistingue la varietà di calcarenite marnosa presente nel sottosuolo della zona in esame, conferisce ad essa caratteristiche di media permeabilità. Misure eseguite in tal senso in un foro di sondaggio hanno dato per K valori compresi tra 1.9 ÷ 7.75×10-5  cm/sec.

Risulta invece difficilmente quantificabile la permeabilità dei calcari a causa  dell’elevata eterogeneità del mezzo acquifero. Essa dipende dalla distribuzione e percentuale delle litoclasi che non di rado raggiungono il 15% a cui bisogna aggiungere la porosità intrinseca della roccia. Tuttavia lo stato di fratturazione e di incarsimento, l’assenza di “bolo” che gioca un ruolo determinante nel modificare la permeabilità del mezzo, la bassissima cadente piezometrica, le trascurabili depressioni del livello della falda determinate da emungimenti anche cospicui, fanno ritenere piuttosto elevata la permeabilità della formazione in questa zona.

L’andamento della circolazione idrica sotterranea dipende sostanzialmente dalle caratteristiche di permeabilità dei litotipi attraversati e dalla loro successione.

Sabbie e limi argillosi, ad esempio, pur essendo poco permeabili, costituiscono un modesto acquifero quando sostenuti da argille.

Le calcareniti pleistoceniche, pur avendo medio grado di permeabilità, non costituiscono acquifero in quanto non sono sovrapposte a terreni impermeabili.

Le calcareniti marnose mioceniche, invece, per variazione della percentuale d’argilla, talvolta danno origine ad una modesta falda acquifera.

In profondità il basamento carbonatico mesozoico è sede di una cospicua falda, chiamata frequentemente “falda profonda”, per la notevole profondità cui si rinviene.

Riassumendo quindi, nella zona in esame, sono presenti tre falde: una superficiale, una intermedia ed una profonda.

Vedi anche Falda superficiale, Falda intermedia e Falda profonda

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