Formazioni sedimentarie

Ai fini della Pianificazione di emergenza si è ritenuto opportuno evidenziare oltre agli aspetti geologici anche quelli litologici e geotecnici delle varie formazioni affioranti.

Inoltre si è deciso di non utilizzare le denominazioni formazionali convenzionali della CARTA GEOLOGICA D’ITALIA dell’I.G.M in scala 1:100.000 perché ormai superate da recenti studi di settore.

Tra le varie proposte di revisione delle ripartizioni formazionali si è adottata quella di Ciaranfi et al. (1988) nella quale vengono suggerite denominazioni unificanti per l’intero avampaese apulo, partendo dall’osservazione che lo schema stratigrafico murgiano è perfettamente applicabile anche all’intero territorio salentino.

Nell’area in esame, in affioramento o in profondità, si rinvengono le seguenti formazioni sedimentarie di età compresa fra il Cretaceo e l’Attuale

  • Calcare di Altamura (Cretaceo). Questa unità non affiora nel territorio cutrofianese ma è sempre presente in profondità in quanto costituisce il basamento dell’intera Penisola salentina. È costituita da calcari dolomitici e dolomie subcristalline, vacuolari, di colore grigio o nocciola, a cui s’intercalano o talvolta si sostituiscono strati e banchi di calcari micritici chiari subcristallini o porcellanacei, calcari bioclastici di colore biancastro o grigiastro, compatti e a frattura irregolare. La presenza di Ippuriti e Radioliti consente di attribuire questi calcari al Cretaceo superiore (Senoniano). I descritti litotipi si presentano variamente fessurati e carsificati con possibili inclusioni di “terra rossa” nelle fratture e cavità carsiche. Le proprietà meccaniche di questi litotipi, pertanto, sono notevolmente condizionate dal grado d’incarsimento e fessurazione.
  • Pietra leccese (Miocene). Questa unità non affiora nell’area rilevata, ma è diffusamente presente nel suo sottosuolo, condizionando notevolmente la circolazione idrica ipogea. Si tratta di una calcarenite marnosa di colore biancastro tendente al giallo, che si presenta generalmente a stratificazione indistinta o in grosse bancate. Questa unità, se affiorante, assume proprietà tali (struttura eterogenea e talvolta brecciforme, notevole compattezza, peso specifico elevato) da rappresentare una varietà denominata “leccese mazzaro”; dove invece è ricoperta dalle calcareniti plio-pleistoceniche è caratterizzata da una notevole anisotropia, poiché si presenta a struttura sabbioso- arenacea, con durezza e tenacità molto variabili, oppure è costituita da un’alternanza di calcari detritici biancastri, vacuolari, calcareniti biancastre fossilifere e calcareniti marnose. Alla base della formazione, a contatto con il calcare cretacico, si rinvengono spesso banchi di lignite, d’argilla grigio-giallastra o depositi bauxitici (“bolo”). Per caratteristiche paleontologiche la parte inferiore dell’unità può appartenere al Langhiano e quella superiore all’Elveziano-Tortoniano (MIOCENE).
  • Calcarenite di Gravina (Pliocene medio (?) – Pleistocene inferiore). In trasgressione sulle formazioni più antiche, si rinvengono depositi marini costituiti da calcareniti organogene in grossi banchi. Si tratta di sedimenti calcareo-detritici, a granulometria da media a grossolana, di norma friabili e porosi, che rappresentano la fase di apertura del ciclo sedimentario quaternario. L’unità affiora nella parte nord-orientale dell’area rilevata, mentre a sud dell’abitato è rinvenibile in profondità dove è stata intensamente interessata da attività estrattiva ipogea; considerazioni di tipo paleontologico indicano per questi litotipi un’età compresa tra il Pliocene medio e il Pleistocene inferiore.
  • Argille subappennine (Pleistocene Inferiore). La formazione segue in continuità di sedimentazione ed è costituita da argille, argille marnoso-siltose e limi argillosi di piattaforma esterna frequentemente di colore compreso tra il verde-grigiastro ed il grigio-azzurro; rappresenta il termine batimetricamente più profondo del ciclo sedimentario plio-pleistocenico. Questa formazione non affiora e, come confermato da numerosi sondaggi geognostici,  si rinviene esclusivamente in profondità nella parte alta del centro abitato in modestissimi spessori. È però rinvenibile nella parte meridionale e occidentale del territorio cutrofianese raggiungendo spessori talvolta superiori a 40÷50 metri.
  • Depositi Marini Terrazzati (Pleistocene medio-superiore) Questi depositi, affioranti in gran parte del territorio cutrofianese, sono stati 1 riconosciuti e cartografati per la prima volta da Ciaranfi et al.  (1988) e sono da porre in relazione a differenti brevi cicli sedimentari trasgressivo-regressivi. Essi sono costituiti prevalentemente da sabbie calcaree più o meno argillose passanti inferiormente a limi argillosi e/o argille limose con livelli di sabbie fini alla base, di colore compreso fra il giallo ocra ed il verde-grigiastro. Sovente, però, a tale successione piuttosto uniforme si sostituisce un’alternanza di livelli argillosi, argilloso-limosi, limoso-sabbiosi e sabbiosi che si susseguono senza alcun ordine apparente. In seno a detta successione i livelli più grossolani tendono tuttavia a prevalere nella parte superiore dove sono anche frequenti livelli corticali ciottolosi calcarenitici e livelli arenacei discontinui. Il passaggio alle sottostanti calcareniti avviene tramite un banco di sabbie giallo-verdastre a grana fine, discretamente addensate e parzialmente cementate, ricche di Brachiopodi ben conservati.
  • Depositi Alluvionali. Nei pressi dei numerosi canali che attraversano il territorio di Cutrofiano e nelle aree morfologicamente depresse, si rinvengono spessori anche metrici di sedimenti prevalentemente limoso-argillosi di colore variabile fra il bruno ed il rossastro, che sono il risultato dell’accumulo operato dalle acque superficiali. La loro litologia dipende essenzialmente da quella dei terreni attraversati dalle acque superficiali: argillosa, sabbiosa e ciottolosa a seconda che siano state dilavate argille, sabbie o calcareniti e calcari.

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