Rischio sismico

Il terremoto non è altro che il movimento di una porzione più o meno grande della superficie terrestre, costituito da oscillazioni del terreno che si succedono per un periodo di tempo che può andare da pochi secondi ad alcuni minuti e corrispondenti all’arrivo nella zona di gruppi diversi di onde sismiche; si genera al contatto fra le placche tettoniche ove il movimento relativo accumula grandi quantità di energia che si liberano al momento del terremoto sotto forma di onde sismiche.

Si tratta di un fenomeno non prevedibile, con le conoscenze attuali, e che si manifesta con modalità differenti anche in base alla sismicità  tipica dell’area.

Secondo la normativa vigente un edificio dovrebbe sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane.  Sino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. Il Salento ricadeva fra i territori “non classificati” e considerati non sismici. Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.  L’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003,  stabilisce i principi generali sulla base dei quali le Regioni hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato suddiviso il territorio nazionale:

  • Zona 1. È la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti
  • Zona 2. In questa zona possono verificarsi forti terremoti
  • Zona 3. In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
  • Zona 4. È la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari;

Scompare il territorio “non classificato”, che diviene zona 4, in cui ricade l’intero Salento, nel quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1=0.35 g, zona 2=0.25 g. zona 3=0.15 g, zona 4=0.05 g).

L’attuazione dell’ordinanza n. 3274 del 2003 ha permesso di ridurre notevolmente la distanza fra la conoscenza scientifica consolidata e la sua traduzione in strumenti normativi e ha portato a progettare e realizzare costruzioni nuove, più sicure ed aperte all’uso di tecnologie innovative. Le novità introdotte con l’ordinanza sono state pienamente recepite e ulteriormente affinate, grazie anche agli studi svolti da Ingv, Reluis, Eucentre. Un aggiornamento dello studio di pericolosità di riferimento nazionale (Gruppo di Lavoro, 2004), previsto dall’OPCM  3274/03, è stato adottato con l’OPCM  3519/06. Il nuovo studio di pericolosità ha fornito alle Regioni uno strumento aggiornato per la classificazione del proprio territorio, introducendo degli intervalli di accelerazione (ag), con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni, da attribuire alle 4 zone sismiche.

ZONA SISMICA
ACCELERAZIONE AG
R1 ag > 0,25
R2 0,15 < ag ≤ 0,25
R3 0,05 < ag ≤ 0,15
R4 ag ≤ 0,05
Mappa di pericolosità sismica della Puglia

Mappa di pericolosità sismica della Puglia

Vedi anche: Sismicità salentina, Stima della popolazione coinvolta, Vulnerabilità di edifici pubblici, infrastrutture e servizi essenziali, Patrimonio culturale

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